Storia e generalità del Sismabonus

Oggi parleremo di sisma bonus. Il sisma bonus è una misura introdotta con la legge di bilancio del 2017. Questa misura prevede la possibilità di ridurre il rischio sismico degli edifici ed ottenere di conseguenza una detrazione fiscale tramite poi la presentazione della dichiarazione dei redditi. La complessità di questa misura introdotta quindi con reggi stabilità nel 2017. Una complessità sta nel fatto che l’ottenimento delle azioni fiscale è soggetto alle varie leggi di stabilita, quindi ha subito delle variazioni nel tempo è stato parzialmente modificato con le leggii di stabilità del 2018 e 2019, ed è probabile che siano introdotte altre modifiche per quanto riguarda la percentuali detraibili.  L’intervento non cambia però la sostanza: la riduzione del rischio sismico dell’edificio comporta la possibilità di ottenere uno sgravio fiscale.

Professionisti architetti e ingegneri quindi possono determinare la classe di rischio con due metodi: il metodo convenzionale e il metodo semplificato. Il metodo convenzionale non è altro che l’applicazione della norma tecnica delle costruzioni, aggiornata ricordiamo il 2018 e 2019, il metodo semplificato invece vale solo per gli edifici in muratura ed è una valutazione preliminare indicativa.

Queste linee guida per classificare il rischio sismico sono state rilasciate per la prima volta con legge di stabilità del 2017, quindi approvata il 21 dicembre 2016. Le linee guida definiscono quello che è il modo per attribuire la classe di rischio pre e post intervento.

Per eseguire interventi per ridurre il rischio è consentito il metodo semplificato solo se si adottano metodi di rafforzamento, e in questo caso si può diminuire di una sola classe di rischio. Nel caso di una singola unità immobiliare, la classe di rischio coincide con quella dell’edificio e il fattore inerente la sicurezza strutturale deve essere quello relativo alla struttura dell’edificio nella sua interezza.

Le norme di riferimento sono il DM65 del 7-3-17 con i relativi allegati A e B, le NTC2018, le risoluzioni della Agenzia delle Entrate e la Legge di Bilancio 2018.

L’ultimo aggiornamento risale al Decreto Crescita (dl 34/2019), che stabilisce la proroga del bonus fino al 2021.

Come funziona il Sismabonus

Il Sismabonus consente di detrarre le spese sostenute per adottare misure antisismiche nelle zone ad alta pericolosità (zone 1 e 2) e anche nelle zone a minor rischio punizione ( zona 3). Di quest’agevolazione si può godere fino al 31 dicembre 2021, per l’ammontare massimo di 96mila euro per unità immobiliare, e deve

essere ripartita in 5 anni. Parto dal 50% per miglioramenti senza alterazione di classe sismica, per salire fino a un massimo dell’ 85% con un miglioramento di due classi di rischio. Per quanto riguarda interventi in

edifici condominiali, la spesa massima è di 136 mila euro moltiplicate per il numero di unità immobiliari (si tratta della somma del tetto di 96mila euro con il 40 mila giunti per l’ecobonus) come previsto dalla legge di bilancio del 2018.

Le detrazioni sono estesa anche all’edilizia popolare agevolazioni ed esistono agevolazioni particolari per interventi congiunti di di qualificazione antisismica ed energetica (ovvero l’estensione del tetto di spesa a 136mila euro) e la possibilità di detrarre le spese assicurative contro il rischio sismico.

L’iter per il proprietario dell’immobile

Operativamente, il proprietario deve incaricare un professionista. Il professionista fa la sua analisi e deve fare l’asseverazione secondo l’allegato B, dopodiché a il proprietario può deve presentare le fatture l’agenzia delle entrate e il direttore dei lavori e il collaudatore statico dovranno attestare la conformità dell’intervento eseguito come da progetto.

Determinare la classe di rischio sismico

Le linee guida per classificare il rischio sismico

Il decreto ministeriale 58 il 28 febbraio nel 2017 modificato con decreto ministeriale 65 sempre nel 2017 definisce quelle che sono le linee guida per classificare il rischio sismico. L’allegato A contiene le linee guida vere e proprie per classificare il rischio sismico, l’allegato B invece è l’asseverazione del professionista.

Determinare la classe di rischio col metodo convenzionale

Il metodo convenzionale prevede di determinare la perdita annuale media attesa, cosiddetta PAM, cioè il costo di riparazione dei danni prodotti dagli eventi sismici, e l’indice di sicurezza IS-V, che non è altro che il rapporto tra la generazione di picco al suolo per raggiungere lo stato limite di salvaguardia della vita IS-V e quella prevista nel nuovo sito per il nuovo edificio, quindi accezioni picco attuale / picco prevista, come se si costruisse un nuovo edificio.

Per calcolare tra i parametri è necessario quindi fare riferimento al sito in cui sorge la costruzione e eseguire le verifiche agli stati limite previsti dalle nuove norme tecniche. La classe di rischio si calcola mettendo in relazioni questi due parametri considerando il più basso tra i due, quello che consente l’ottenimento della classe di rischio più bassa.

Determinare la classe di rischio col metodo semplificato

Col metodo semplificato invece è si considera quella che è la classe di vulnerabilità definita della scala macrosismica europea per edifici in muratura, che individua sette tipologie di muratura e sei classi di vulnerabilità. La corrispondenza poi viene fatta tra le tra le classi di vulnerabilità e le classi di rischio definite con le lettere V (v1, v2, …v6) e A (a+, a, …g).

Valutare il miglioramento sismico

Per valutare il miglioramento sismico, i professionisti devono progettare gli interventi per mitigare il rischio valutando sia il PAM che l’indice IS-V. Gli interventi possono interessare sia elementi strutturali che elementi non strutturali a seconda del tipo di costruzione.

Se si utilizza il metodo convenzionale occorre valutare la situazione pre e post intervento, ovvero valutare il comportamento globale della costruzione. Questo indipendentemente dal fatto che si stia eseguendo un intervento di adeguamento, miglioramento o un intervento locale ai fini del sisma bonus.

Ricorrendo al metodo semplificato ci si riferisce al passaggio alla classe di rischio immediatamente superiore, nel rispetto delle linee guida riportate.

Le detrazioni del Sismabonus

Secondo l’incremento conseguito è possibile accedere al bonus fiscale.  Le ristrutturazioni antisismiche senza variazioni di classe danno un’alterazione del 50%; se si migliora di una classe, dal 70% al 75% se si migliora di due classi da 80% a 85%.

Le detrazione sono dilazionati cinque anni fino al massimo di 96 mila euro per ciascuna unità immobiliare.

Sismabonus e iva agevolata al 10% in caso di demolizione e ricostruzione

Ricordiamo che il sisma bonus può valere anche in caso di demolizione – ricostruzione. Una risoluzione importante, la 34/E del 27 aprile 2018, afferma che chi decide di demolire e ricostruire con la stessa volumetria in fa  ricadere l’intervento in quelli di ristrutturazione edilizia, non di nuova costruzione, pertanto può usufruire del sismabonus.

Sempre questa risoluzione dice che ai lavori di demolizione con ricostruzione di questa casistica si applica l’iva agevolata del 10% prevista per interventi di ristrutturazione edilizia con le varie condizioni che possono ben specificate nella risoluzione.